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silenzi e rumori del carcere


Diario


16 dicembre 2007


 

Turn Off Pechino 2008

Bloggers uniti per i diritti umani, la libertà, la democrazia.

turnoffpechino2008.splinder.com

venerdì, 16 novembre 2007

Turn Off Pechino 2008

Lettera/petizione per promuovere i diritti umani,
la libertà, la democrazia, in Cina e nel resto del mondo.



Lettera/Petizione a:

i segretari dei partiti politici italiani,
i direttori
delle testate giornalistiche,
i cittadini
italiani,
i cittadini
del mondo libero.
Hu Jintao
, Presidente della Repubblica popolare cinese
Jacques Rogge
, Presidente del Comitato olimpico internazionale
Doru Romulus Costea
, Presidente del Consiglio Onu per i diritti umani

Con l'avvicinarsi dei giochi olimpici di Pechino 2008, le perplessità, riguardanti le condizioni politiche in cui si svolgeranno le prossime olimpiadi, ancora non sono state fugate.

Sul piano dei diritti umani non si sono ancora visti quei progressi, quelle riforme, che il governo cinese aveva promesso al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e all’opinione pubblica internazionale al momento dell’assegnazione dei giochi.

Al tempo stesso siamo però convinti, come lo è il Presidente del CIO Rogge, che lo svolgimento dei Giochi potrebbe aiutare lo sviluppo dei diritti umani in quel paese. Una manifestazione importante come le Olimpiadi, con la “copertura” di oltre 25 mila giornalisti accreditati, metterà finalmente la Cina in contatto con il mondo intero, a patto però che questo accada veramente.

Recentemente, in una lettera aperta, 37 intellettuali cinesi hanno messo in dubbio la reale volontà di democrazia del regime cinese ed hanno ricordato che, senza una promozione dei diritti umani, gli slogan olimpici rischiano di tradire i loro ideali e lasciano un mondo “dove persone soffrono discriminazione, persecuzione politica e religiosa, mancanza di libertà, come anche povertà, genocidio e guerra”.

Organizzazioni internazionali come Amnesty International, Reporters sans Frontieres, Human Rights Watch, Information Safety and Freedom, hanno argomentato ampiamente la reale situazione, denunciando le violazioni sopra citate. Anche l'atteggiamento avuto dal governo cinese nel genocidio del Darfur, il sostegno economico alla giunta militare birmana, l'oppressione del popolo tibetano e l'ostracismo verso il Dalai Lama, il primato mondiale sulle esecuzioni capitali, il non riconoscimento dei diritti della comunità LGBT, il non intervento sui tanti abusi fatti agli animali, non lasciano presagire una reale volontà di concordia con le altre nazioni della terra. Questo, grazie anche all'atteggiamento “benevolo” di molti Paesi, interessati più che altro ai rapporti commerciali con il grande mercato cinese.

Fatte queste premesse, come è possibile partecipare a cuor leggero a quella che è ritenuta da tutti la principale festa dello sport e dell’umanità intera? I principi olimpici al riguardo sono chiari:Lo scopo dello Spirito Olimpico è collocare lo sport al servizio dello sviluppo armonioso dell’uomo, al fine di promuovere una società pacifica interessata alla conservazione della dignità umana [..] Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico

Come è possibile proclamare con credibilità il motto scelto dal governo cinese come tema ufficiale delle Olimpiadi 2008: “Un solo mondo, un solo sogno”? Come si può affermare, come ha fatto il Comitato olimpico di Pechino, che l’obiettivo è quello di ospitare “Olimpiadi aperte, verdi e umane”?

Come è stato dichiarato con responsabilità dai 37 intellettuali cinesi in questa lettera, ".. La Cina ha l’opportunità di usare i Giochi per costruire una vera armonia basata sul rispetto dei diritti umani e della libertà, e divenire un membro rispettabile della comunità delle nazioni civili – non con la tronfia retorica o la forza bruta, ma attuando gesti per promuovere i diritti umani in Cina e nel mondo".

Dalla stessa lettera, come si può rimanere sordi e inerti alle seguenti 7 proposte?
Nell’ “unico mondo” in cui viviamo, i sogni che si stanno attuando in Cina oggi plasmeranno in profondità il futuro di tutti. Per questo, per promuovere il successo delle Olimpiadi, anche dal punto di vista dei diritti umani, proponiamo le seguenti misure”:

1. Dichiarare un’amnistia per tutti i prigionieri di coscienza, così che essi possano godere i Giochi olimpici nella libertà.

2. Aprire i confini della Cina a tutti i cittadini cinesi che sono stati forzati all’esilio a causa della loro opinioni, espressioni, o fede, così che possano riunirsi con i loro amici e parenti e celebrare la gloria delle Olimpiadi nella loro patria.

3. Attuare l’indicazione del governo che permette ai giornalisti stranieri di fare interviste e reportage senza previa approvazione delle autorità, fino al 17 ottobre 2008, garantendo la stessa apertura e indipendenza ai giornalisti cinesi.

4. Pagare un giusto compenso alle vittime di espropri e di trasferimenti forzati avvenuti per costruire i siti olimpici, liberando le persone detenute o imprigionate (spesso con violenza) per aver protestato o resistito a tali azioni.

5. Proteggere i diritti degli operai in tutti i cantieri olimpici, compreso il loro diritto di organizzare sindacati in modo indipendente; eliminare la discriminazione contro i lavoratori migranti dalle campagne e dare loro un giusto compenso.

6. Bloccare le operazioni di polizia volte a intercettare, arrestare o rispedire indietro i dimostranti che cercano di giungere a Pechino per lamentarsi [con petizioni] della cattiva condotta dei rappresentanti dei governi locali; abolire le strutture illegali usate per incarcerare, interrogare, terrorizzare i dimostranti; terminare le operazioni di “pulitura” contro i migranti, che comprendono la demolizione delle loro abitazioni temporanee e la chiusura delle scuole per i loro figli.

7. Stabilire un sistema di supervisione cittadina sulle spese olimpiche, offrendo al pubblico un resoconto contabile indipendente sulle spese legate alle Olimpiadi; rendere trasparente al mondo del business il processo per l’assegnazione dei contratti, e perseguire con mezzi legali ogni rappresentante del governo che si appropria o sperpera i fondi pubblici.

Suggeriamo inoltre di varare un Comitato di osservatori per le Olimpiadi di Pechino, composto da esperti indipendenti, rappresentanti di organizzazioni non governative, comunità vittime quali lavoratori migranti e persone trasferite a forza. Tale Comitato dovrebbe verificare l’attuazione delle proposte di cui sopra. Esso dovrebbe avere il permesso di operare in modo indipendente, esaminando progetti, interrogando in libertà, diffondendo i suoi risultati in pubblico.

Se queste proposte precise elencate sopra non saranno adottate, siamo certi che le Olimpiadi di Pechino non passeranno alla storia come l’evento glorioso che tutti ci aspetteremmo. Non vogliamo “politicizzare” il movimento olimpico. Ad ogni modo, usare i Giochi olimpici in modi che violano i diritti umani e feriscono persone costrette al silenzio, tutto in nome di un “sogno” che appartiene solo a “qualcuno”, e non al mondo intero, pianterà solo i semi del risentimento che renderanno ancora più aspre le crisi della Cina influenzando il futuro del mondo.

Parafrasando ciò che il Senatore Goffredo Bettini ha dichiarato in occasione della crisi birmana di ottobre, “non comprendiamo come si possa, senza atti concreti da parte della Cina, andare serenamente a Pechino a festeggiare le Olimpiadi”.

Richiediamo quindi atti concreti, convinti che sia compito di chi crede profondamente nei diritti umani, nelle libertà, nella democrazia, attivarsi per far sì che l'opinione pubblica internazionale sia informata su ciò che sta accadendo in Cina. L'inaugurazione dei giochi è prevista per l'agosto 2008. C'è tutto il tempo per decidere se sarà il caso di unirci a questa festa universale dello sport.

Nel frattempo, come “arma” di dialogo, come forma di lotta nonviolenta, ci sentiamo di proporre una battaglia di civiltà, una iniziativa avente lo scopo di coinvolgere l'opinione pubblica, di far pressione sugli sponsor televisivi, sugli atleti e sul comitato olimpico italiano.

Per tutto questo noi proponiamo

se non ci sarà una reale "tregua olimpica" sull'informazione e su Internet (oggi censurati), sulle libertà fondamentali (oggi non garantite), e se non si percepiranno significativi interventi sui punti sopra citati, sotto il controllo di osservatori internazionali

di non partecipare all'evento, spegnendo la TV

Bloggers e cittadini uniti per
i diritti umani, la libertà, la democrazia.


Se desideri sostenere la nostra presa di posizione e le 7 proposte contenute nella lettera aperta dei 37 intellettuali cinesi, puoi farlo lasciando la tua adesione nei commenti del blog turnoffpechino2008.splinder.com o scrivendo alla nostra email turnoffpechino2008@gmail.com




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1 settembre 2007



Lavavetri un caso di in-giustizia

Sono sempre gli ultimi, i più deboli, a rimetterci...è facile colpire chi ha poco o nulla per difendersi...questa non è sicurezza né giustizia... è solo prevaricazione nell'illusione di rendere più sicure le nostre città con una stretta sicuritaria e con una politica ispirata alla "tolleranza zero".
Ma realmente siamo convinti che percorrere strade simili - lavavetri via dalla strade, rom fuori dalle città, clandestini rinchiusi nei centri di permanenza temporanea o in carcere ... - risolva la complessità di questa società. O è solo il modo più veloce e semplicistico per ottenere consenso- che poi si trasforma in voti - nell'opinione pubblica? Ma la politica - almeno quella seria, almeno quella di sinistra (vera) – non dovrebbe cercare di affrontare i problemi con saggezza per percorrere strade intelligenti ed evitare di cavalcare l’onda dell’emotività promettendo carcere e repressione?

  

Associazione Antigone e Associazione Progetto Diritti: “Assicureremo loro consulenza legale"

Le Associazioni Antigone e Progetto Diritti hanno deciso di assicurare consulenza legale a quei lavavetri che a Firenze saranno denunciati a seguito dell’ordinanza del Comune. La consulenza legale riguarderà: 1) gli eventuali strascichi penali provocati dalla denuncia della polizia municipale; 2)l’effettuazione di pratiche di regolarizzazione; 3) l’eventuale ricorso al TAR e successivo ricorso alla Consulta, alla luce dei possibili profili di illegittimità costituzionale del provvedimento assunto dal Comune di Firenze.A tal fine le due Associazioni mettono a disposizione le loro strutture fiorentina e nazionali per tale sostegno legale:

 contatti 

“Il provvedimento fiorentino – dichiarano Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone, e Mario Angelelli, presidente nazionale di Progetto Diritti – è un provvedimento che si muove nel senso dell’esclusione sociale e non invece del buon senso e dell’integrazione. Noi che le carceri le conosciamo da vicino possiamo ben dire agli amministratori di Firenze che di tutto c’era bisogno tranne che di una stretta punitiva nei confronti di pacifici lavoratori”. 



Roma, 30 agosto 2007.


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3 giugno 2007


"Mai dire Mai"
campagna per l'abolizione dell'ergastolo

 

«…l'ergastolo è una pena che rende il nostro futuro uguale al passato, un passato che schiaccia il presente e toglie speranza al futuro... E' una morte bevuta a sorsi»

«Signor presidente della Repubblica, siamo stanchi di morire un pochino tutti i giorni. Abbiamo deciso di morire una volta sola, le chiediamo che la nostra pena dell'ergastolo sia tramutata in pena di morte»

 

                               




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14 marzo 2007






DELINQUENTI è il nuovo disco dei Presi per Caso con canzoni che, come dichiarano gli stessi componenti del gruppo: <ci riempiono d’orgoglio per quanto sono intense, pulsanti, carichi d’ironia
e del nostro più autentico spirito da “avanzi di galera”>.

Lo potete trovare da Feltrinelli, Ricordi o acquistare direttamente online - www.italianmusicstore.com/

…..affrettatevi, ne vale davvero la pena!





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11 febbraio 2007


PENA DI MORTE SIMBOLICA

Susanna Ronconi – presidente di ForumDroghe  e membro fondatore di “Fuoriluogo”-  è stata nominata dal ministro Ferrero  tra i membri della Consulta sulle tossicodipendenze. Questo ha scatenato molte reazioni di dissenso da parte dell’opposizione che, il primo febbraio, è arrivata a presentare al Senato una mozione di sfiducia individuale contro il ministro Ferrero reo di avere nominato "una ex brigatista rossa e successivamente fondatrice di Prima Linea" propria consulente.

Bisogna ricordare, come giustamente fa Franco Corleone (Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze), su un articolo uscito il 10 febbraio su liberazione, che la partecipazione alla Consulta della Ronconi, a titolo gratuito, “non configura affatto un rapporto diretto con il ministro, ma garantisce la messa a disposizione pubblica del proprio sapere in una sede pluralista che garantisce voce alle diverse opinioni ed esperienze”.

La nostra Costituzione all’articolo 27 comma 3 sancisce che la funzione della pena deve essere rieducativa…. In pratica questo bel principio significa che una volta espiata la pena il cittadino/a che torna in libertà ha il diritto di vivere la sua vita in pieno e se ha le capacità per farlo può anche impegnarsi in attività importanti.

E allora perché ogni volta che qualche “illustre” ex detenuto riveste, a pieno titolo, un incarico impegnativo si scatenano questi accesi dibattiti, che in verità suonano più come accuse, sentenze e demagogia spicciola. (Penso al caso in esame, ma anche a Sergio D’Elia e a Scattone per citarne alcuni). “Sembra quasi – sempre per usare le parole di Corleone -  che per certi reati non vi sia possibilità di riscatto…che la lettera scarlatta dell’infamia non può essere rimossa”

Mi auguro invece che le persone non si facciano confondere dalle querelle politiche e capiscano che l’unico modo per reinserire nella società chi ha commesso uno sbaglio – anche grave -  è dandogli una possibilità.

 




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28 gennaio 2007



Solitudini….

 

Nel carcere, oltre il muro, dentro ognuno di noi

 


 




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15 gennaio 2007


Le Associazioni di Volontariato

A Roma, Insieme

Consulta Penitenziaria Comune di Roma

Bambini senza sbarre - Milano

Comunità di Sant’Egidio

Donne Fuori - Bologna

Ristretti Orizzonti - Padova

promuovono

Che ci faccio io qui?”

Perché nessun bambino varchi

più la soglia di un carcere

  Camera dei Deputati

Palazzo Marini – Sala delle Colonne

Via Poli n. 19

Roma, 23 gennaio 2007

 

Segreteria organizzativa:“A Roma, Insieme” - Via S. Angelo in Pescheria n. 35 - 00186 Roma

Tel/Fax: 06 68136052 - 335 6261188 - 339 4592423

aromainsieme@libero.it

Chi fosse interessato a partecipare deve comunicare i suoi dati entro il 19 gennaio.




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30 dicembre 2006


NO alla PENA di MORTE

 

SEMPRE e COMUNQUE

 

“….Invece al condannato a morte l’orrore viene inflitto al dettaglio. La tortura della speranza si alterna alle angosce della disperazione animale. [Il condannato] non è più un uomo, è una cosa che attende di essere manipolata dai carnefici”

Albert Camus, Riflessioni sulla pena di morte




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26 dicembre 2006


 I bambini di Rebibbia

Al momento sono circa dieci e vivono nella sezione nido di Rebibbia femminile con le loro madri condannate, o in misura cautelare in attesa di giudizio,  per avere commesso un reato.

Per cercare di rendere meno traumatica la vita (non vita)  in carcere, quando ci sono i loro compleanni o ricorrenze particolari, come quelle di questi giorni, “A Roma, Insieme”, un’ Associazione di volontariato, organizza delle “feste” all’interno della sezione.

Anche quest’anno c’è stata la festa di Natale – anticipata al 22 – con tanto di Babbo Natale che è arrivato per portare dei piccoli doni ai bimbi presenti che, ovviamente,  come hanno visto questo strano tipo vestito di rosso puntualmente hanno iniziato a piangere.

Era la prima volta che “festeggiavo” con loro il Natale e stando lì, osservando quei bimbi innocenti condannati a vivere dietro le sbarre, lontani dai loro fratellini, dal loro padre, osservando quelle donne con i volti stanchi, con il senso di colpa per i loro figli che li accompagna ogni attimo, mi  chiedevo se tutto questo ha un senso.

Non sono una che crede che il reato debba restare impunito, non sarebbe giusto, ma sono fermamente convinta che esiste una pena per ogni reato e il carcere non può e non deve essere l’unica pena per tutti i reati.

Non si può condannare un’innocente da zero a tre anni a vivere un’esperienza così traumatica, e non si può infliggere ad una madre, seppur colpevole, una pena così grande. Perché essere costrette a portare con se il proprio figlio è forse la pena maggiore.

Tra le donne presenti nella sezione nido, tutte con la loro storia di sofferenza, di dolore, di solitudine che varrebbe la pena conoscere perché a volte solo con la conoscenza si riesce a comprendere e a non giudicare solamente, c’è ne è una di solo 18 anni con un bimbo di un mese.

Un mese e 18 anni… qualsiasi cosa abbia commesso questa giovane  non credo che il loro posto sia lì.

Non restiamo indifferenti perché, anche se queste donne sono colpevoli,  questa non è giustizia. Per nessuno.




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17 dicembre 2006


 Stazione Termini: viaggio nel paradosso

In questi giorni pre-festivi la Stazione Termini è sfavillante: colori, luci, decorazioni, stand lussuosi dove si regalano cioccolatini e altri piccoli doni (non certo per spirito natalizio ma per una massiccia e vistosa pubblicità) …. basta però avvicinarsi ai lati della  stessa per accorgersi che  tutto questi bagliori si trasformano in grigio.

Lì ci sono gli outsiders, gli esclusi, quelli che non producono, quelli che vivono ai margini, quelli che ti avvicinano per chiederti qualche spicciolo magari per comprarsi la  loro dose quotidiana di illusione e i più, stringendosi nei caldi cappotti, se ne vanno indispettiti, senza voglia di vedere i paradossi e le ingiustizie di questa nostra società.

Sono consapevole che le differenze ci saranno sempre così come ci sarà sempre chi pensa solo al suo benessere indifferente verso l’altro, ma forse ora stiamo esagerando…sono stanca di vedere tanta disperazione, tanta solitudine, tanto dolore. Lo so che sono una sognatrice, un’illusa…ma mi piacerebbe tanto che si tornasse ad una società più umana…dove un sorriso, una stretta di mano, un caloroso abbraccio o divedere un pasto caldo siano più gratificanti di un telefonino di ultima generazione.

 




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La battitura

Nel gergo del carcere il termine  battitura viene usato  per indicare l’operazione che gli agenti di polizia penitenziaria compiono, giorno dopo giorno, per accertarsi che nessuno abbia segato le sbarre.

Ma la battitura può essere anche fatta dai detenuti che, per richiamare l’attenzione su particolari problemi o necessità, usano battere contro porte e finestre pentole o altre suppellettili.

Anche questo diario vuole essere, come una simbolica battitura,  un mezzo che oltrepassando sbarre e muri (non ultimo quello dell’indifferenza) arrivi al passante distratto e, magari solo per cinque minuti,  lo faccia riflettere senza pregiudizi o falsi giudizi su cosa sia realmente il carcere e sulle storie di chi vi è ristretto.


 

Per te...che tu possa tornare a solcare il mare della tua vita libero e forte come lei
Sabrina

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